Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha descritto la scoperta di esplosivi nei pressi della sezione serba del gasdotto Balkan Stream come una “situazione potenzialmente molto pericolosa”, suggerendo con forza – ma senza presentare prove – che il Kyiv fosse probabilmente dietro il presunto tentativo di sabotaggio.

Parlando durante il briefing di lunedì 6 aprile, Peskov ha dichiarato ai giornalisti che non esistono “prove affidabili” su chi sia responsabile dell’incidente, ma ha aggiunto che “con un alto grado di probabilità si può presumere che anche questa volta verranno trovate tracce del coinvolgimento dell’Ucraina”. Ha ricordato precedenti presunti attacchi ucraini a tratti sia del TurkStream sia del Blue Stream e ha affermato che la Russia sta adottando le necessarie misure di protezione, auspicando che Serbia e Ungheria facciano lo stesso.

Le dichiarazioni arrivano pochi giorni dopo che le autorità serbe hanno annunciato di aver sventato quello che il presidente Aleksandar Vučić ha definito un importante piano di sabotaggio. Il 5 aprile, unità dell’esercito e della polizia serba hanno scoperto due zaini contenenti “due grandi pacchi di esplosivo con detonatori” di “potenza devastante” nel comune settentrionale di Kanjiža, a poche centinaia di metri dal gasdotto che trasporta gas naturale russo dalla Serbia all’Ungheria.

I funzionari serbi hanno descritto il ritrovamento come un’azione che, se riuscita, avrebbe interrotto le forniture di gas sia alla Serbia settentrionale sia all’Ungheria. Vučić ha immediatamente informato il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che ha convocato una riunione d’emergenza del Consiglio di Difesa nazionale ungherese e posto la sezione ungherese del gasdotto sotto protezione militare.

Il peso sulle elezioni ungheresi

Il tempismo della scoperta – esattamente una settimana prima delle elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile – ha fortemente politicizzato l’evento. Il primo ministro Orbán, al governo dal 2010 e in cerca di un quinto mandato, è in svantaggio rispetto al leader dell’opposizione Péter Magyar del partito Tisza in praticamente tutti i sondaggi indipendenti. Magyar è attualmente in vantaggio di circa 20 punti in alcune rilevazioni, prospettando la reale possibilità che l’alleanza Fidesz-KDNP possa perdere la maggioranza parlamentare dopo 16 anni al potere.

Orbán e il suo governo hanno presentato l’incidente del gasdotto come una minaccia diretta proveniente dall’Ucraina, utilizzandolo per rafforzare la loro narrativa di campagna di lunga data secondo cui Kyiv mette a rischio la sicurezza energetica e la sovranità dell’Ungheria. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó lo ha definito un “attacco terroristico sventato” contro la rotta del TurkStream.

Le figure dell’opposizione, tuttavia, hanno accusato il governo di aver inscenato o sfruttato l’episodio come un’operazione “false flag”. Péter Magyar ha dichiarato pubblicamente di aver ricevuto settimane prima avvertimenti secondo cui “qualcosa sarebbe ‘accidentalmente’ accaduto al gasdotto in Serbia” proprio a ridosso delle elezioni. Lui e altri critici sostengono che l’incidente sia progettato per alimentare la paura, distrarre gli elettori e presentare qualsiasi voto contro Orbán come un voto a favore della guerra e dell’instabilità.

Il capo dell’intelligence serba Đuro Jovanić ha fornito una versione diversa, affermando che gli esplosivi erano di fabbricazione statunitense e che dietro il piano si riteneva ci fosse un cittadino straniero collegato a un gruppo di migranti con addestramento militare. Belgrado ha dichiarato esplicitamente di non aver trovato alcuna traccia ucraina nel caso.

L’Ucraina ha respinto categoricamente qualsiasi coinvolgimento. Il ministero degli Esteri ucraino ha definito “infondate” le accuse di Mosca e ha descritto l’episodio come una probabile provocazione orchestrata dalla Russia con l’obiettivo di influenzare la politica interna ungherese.

Il Balkan Stream è l’estensione europea del gasdotto russo TurkStream, che trasporta gas naturale russo attraverso il Mar Nero fino alla Turchia e poi prosegue, passando per la Serbia, verso l’Ungheria e altre parti dell’Europa centrale. Sia Belgrado sia Budapest dipendono fortemente da questa rotta per le loro forniture energetiche, rendendo l’infrastruttura altamente sensibile nel contesto della guerra in corso tra Russia e Ucraina.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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